Pubblicazione tratta dal testo edito dalla Provincia dell'Aquila

Giornata Provinciale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Convegno:” Conoscere per prevenire” Sala Celestiniana – Collemaggio – l’Aquila – dott. Lorenzo Menga dell’ Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo  C.S.A. dell’Aquila

  Conoscere per prevenire”….. dal titolo sembrerebbe tracciato un itinerario psico-pedagogico  dove  collocare strategie di lettura di comportamenti “inadeguati” o “disagiati” del bambino o dell’adolescente, le variabili e le variabilità aprono, invece, scenari sempre più complessi ma anche più consapevoli dei percorsi e delle interrelazioni che bisogna implementare tra le varie istituzioni e i soggetti interessati .Comunemente possiamo dire  che il disagio è un fenomeno ampiamente diffuso e difforme di malessere, prodotto da cause diverse: sociali, culturali, emozionali, istituzionali, familiari…. «Genericamente con il termine disagio ci si riferisce alle difficoltà che ha un soggetto ad usare le proprie capacità in relazione ad una certa quota di sofferenza emotiva sul piano dei rapporti interpersonali» (Barone). Il disagio scolastico va inteso come insieme di difficoltà relazionali e di apprendimento, in stretta interdipendenza. Vanno abbandonate le idee dell’eccezionalità del disagio a scuola, per assumere un nuovo paradigma, che, dato il cambiamento avvenuto di società e scuola, comprenda costanza e ricorsività. Pur essendo usata frequentemente, l’espressione «disagio scolastico » dovrebbe essere sostituita con «il disagio che si esprime o che si potrebbe esprimere  a scuola»; nel senso che difficoltà di natura diversa, originate da problemi della vita di un bambino anche profondi e remoti, si esprimono e/o si acuiscono a fronte delle richieste della nuova situazione rappresentata dalla scuola. «Più correttamente si può dire che (il disagio che si esprime a scuola) è frutto della relazione intercorrente tra un bambino che vive un’esperienza di disagio e l’adulto, l’insegnante, l’operatore che entra in rapporto con lui, sentendosi a disagio a sua volta» (Bucciarelli). In relazione all’eziologia del «cosiddetto» disagio scolastico, pare applicabile anche a questo contesto un ragionamento su una serie di fattori : ascrivibili alle dinamiche del sistema sociale globalmente inteso; . rilevabili nel contesto relazionale più prossimo all’individuo, nella famiglia in particolare; . rintracciabili in problemi delle funzioni cognitive e strumentali e/o della sfera affettiva e relazionale e/o in eventi imprevedibili/scatenanti; . riferibili alle condizioni di funzionamento della scuola, al «clima» ed alle relazioni interne. In un’ottica che potremmo definire prognostica, resta fuori discussione che la possibilità di percorrere regolarmente l’itinerario della socializzazione scolastica resta ancora il migliore, anche se non l’unico, predittore di un vissuto indenne da rischi inaccettabili, da disagi insopportabili, da emarginazioni ingiuste o da devianze pericolose. Quel che è necessario subito sottolineare è che il processo formativo oggi, a differenza che nel passato, è caratterizzato da un modello policentrico, cioè da una molteplicità di interventi posti in atto da soggetti formativi diversi in relazione non gerarchizzata tra loro con la consapevolezza «che il successo scolastico è una parte del successo formativo. Il primo contribuisce al secondo, non lo sostituisce, si intende riproporre l’importanza di declinare insieme, per quanto riguarda l’ambito scolastico, disagio/agio/benessere e insuccesso/successo come variabili interdipendenti fra loro, e dipendenti anche dal tipo di azione formativa che la scuola mette, o può mettere, in atto. Disagio ed insuccesso scolastico non sono sinonimi. Certamente esiste una stretta relazione tra agio-disagio/successo-insuccesso scolastico, se consideriamo l’importanza del senso di appartenenza e di come questo sia strettamente correlato con il livello di autostima dei bambini; ma l’appartenenza,la disponibilità a identificarsi e a spendersi nell’istituzione, cambiano radicalmente di intensità, a seconda che si vivano diverse situazioni di tipo affettivo, sociale e intellettivo. Sembra addirittura banale ricordare che un bambino-ragazzo che non sta bene, che soffre, non può imparare bene; le sue energie, la sua attenzione, saranno distratte e disturbate dallo sforzo per il controllo di sé e della situazione. Un bambino o una bambina può sentirsi ospite indesiderato a scuola, oppure «prigioniero», non accettato, o più semplicemente non riesce a capire gli scopi e le regole del gioco; comunque sia vivrà male l’esperienza scolastica. È necessario perciò capire cosa succede nel bambino/bambina, per il fatto di essere obbligato/a ad esercitare il diritto di frequentare la scuola, e far sì che si producano risultati positivi in termini di crescita personale e di apprendimento, evitando che la frequenza si riduca ad un «pedaggio» da pagare per diventare grande. La frequenza scolastica può essere vissuta in modo più o meno positivo o negativo, in relazione al vissuto della propria condizione, fortemente influenzato dalla percezione che il bambino ha di essere «tenuto in conto». Va evidenziata, ancora, la correlazione tra la percezione che il bambino o la bambina ha dell’essere tenuto/a in conto, il grado di benessere scolastico (intendendo benessere come essere in relazione positiva con se stessi e con gli altri) e tra queste, che potremmo considerare delle precondizioni, per la qualità dell’apprendimento: poiché dal benessere nascono le motivazioni per capire, informarsi, investire energie ed idee nel gruppo classe, che allora diventerà non solo un aggregato di individui nello stesso spazio, ma un riferimento per la propria crescita individuale. Nel gruppo classe, grande importanza hanno quegli insegnanti che riescono ad avere uno «spazio nella mente» per ogni bambino e bambina, cercando di conciliare il diritto di ciascuno alla propria formazione e la valorizzazione delle personalità individuali, con la dimensione comunitaria del fare scuola. Prendiamo come esempio le attività teatrali, di cinema e di tutte quelle forme di “scuola creativa” dove le emozioni vengono espresse, giocate ed inserite nel processo educativo e formativo. Infine, una correlazione che va ancora evidenziata è quella fra disagio scolastico e forme di insuccesso non scolastico, sul piano affettivo, familiare, sociale, ecc. Su questa base germina gran parte della devianza: se il bambino si scontra con diverse forme di insuccesso, fra le quali si stabiliscono necessariamente relazioni, si crea un circolo vizioso in cui il suo disagio non può che aumentare.