La Tv e i media.

Un rischio o una ricchezza?  

(.........o una ricchezza a rischio?.....)

del   prof. dott.  Renzo Menga

Ogni qualvolta si analizzano  fenomeni connessi all’uso dei media ed in particolare della televisione, un po’ tutti, dagli  studiosi  ai ricercatori, dai  giornalisti al pubblico, dalle associazioni ai movimenti, dall’Unione Europea al Vaticano … e quant’altro,  affrontano le varie  tematiche, le varie  tesi e le varie teorie, ponendosi, come nel libro di Umberto  Eco “Apocalittici e integrati” (ed. Bompiani 1964), tra coloro, gli “apocalittici”  i quali sostengono che la televisione produca effetti disumanizzanti, dissacranti…Essa modificherebbe l’individuo in modo negativo…alimenterebbe la violenza e la  perversione…interromperebbe la comunicazione nella famiglia…, trasmetterebbe modelli di vita stereotipati… allontanerebbe dalla lettura….creerebbe  un autismo tecnologico…faciliterebbe la caduta del pensiero rompendo il vecchio binomio tra astrattezza e concretezza….. è la nuova “droga elettronica”… Ci sono poi gli “integrati”, i quali invece, dimostrano che la televisione ha forti valenze positive, ci porge notizie in un’ottica globale, è uno strumento educativo, ci fa vedere ciò che una volta potevamo solo sentire, ha enormi capacità di insegnamento, semplifica la complessità facilitando la divulgazione scientifica e non solo,  favorisce l’interazione tra gli individui e nelle famiglie, esprime libertà di espressione perché tutti possono dire di tutto e di più, alimenta la ricchezza delle informazioni e quindi si abbassano i conflitti, .…Queste le due grandi  “visioni” che illuminano la nostra epoca e  il pianeta della comunicazione globale.In un contesto così vario, così complesso e così globale vorrei iniziare a tracciare delle considerazioni integrate.Da un punto di vista sociologico , osserviamo che tra il 1860 ed il 1920 circa, attraverso una forte identificazione di comunicazione e società , vengono poste le basi teoriche per la sociologia delle comunicazioni  e dei media, disciplina che, insieme alla comunicazione interpersonale , indaga proprio i modelli comunicativi dei “ mezzi di comunicazione di massa”. Il canadese Marshall McLuhan sostiene che il problema non è ciò che viene veicolato, ma lo stesso “medium”, cioè la televisione: il medium è il messaggio. La TV tende a trasformare tutto in spettacolo, assistendo ad un dibattito, ad esempio,  alla nostra mente arriva non la realtà, ma lo spettacolo di quel determinato dibattito; la comunicazione viene studiata su un asse cronologico. C’è poi il sociologo francese Edgar Morin che sostiene che il vero problema è l’uso che se ne fa. Il “mezzo” è neutro, cioè né positivo né negativo.Ci  sono, inoltre, le altre  teorie della comunicazione che mettono in evidenza come si sia trasformata anche l’accelerazione delle informazioni. Oggi, tra la diffusione in rete da parte di un’agenzia di stampa di una qualsiasi notizia rilevante e la reazione dei “mercati”, passa soltanto un minuto.  Le  persone e le merci possono viaggiare fino alla velocità di due o tremila chilometri l’ora, ma l’informazione può essere trasmessa alla velocità della luce ed   essere oltre cinquecentomila volte più rapida delle persone e delle cose, con un costo di trasferimento di gran lunga meno oneroso. La comunicazione istantanea a distanza è ormai una realtà consolidata  che ha numerose applicazioni in tutti i campi.Pensiamo per un attimo, con la  memoria visiva, agli atti di morte che abbiamo visto “in diretta” in questi ultimi tempi su internet o in TV.  Per millenni, tuttavia, il problema della velocizzazione delle informazioni è stato un problema culturalmente secondario, tecnicamente limitato o poco praticabile. Nel diciassettesimo secolo questa idea diventa un argomento della letteratura scientifico-utopica, vengono compiuti tentativi e vengono formulate varie proposte tecniche che hanno portato alla costruzione, alla fine del ‘600, del telegrafo ottico.. Poi, in circa due secoli, avviene una straordinaria fioritura di tecnologie e sistemi per comunicare a distanza. Anche nel  messaggio del Santo Padre per la giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali 2004, è stata messa in evidenza la relazione tra “media e famiglia nella nostra società dell’informazione”, tracciando un quadro  profondo di  lettura della comunicazione sociale. Dal messaggio possiamo leggere ed estrapolare: “ La straordinaria crescita dei mezzi di comunicazione sociale e la loro maggiore disponibilità hanno offerto delle opportunità eccezionali per arricchire la vita non solo degli individui, ma anche delle famiglie….i mezzi di comunicazione sociale hanno un immenso potenziale positivo per la promozione di solidi valori umani e famigliari, contribuendo in tal modo al rinnovamento della società….e possano le famiglie riuscire sempre a trovare nei mezzi di comunicazione una fonte di sostegno, di incoraggiamento e di ispirazione, mentre cercano di vivere come comunità di vita  e di amore, educare i giovani nei solidi valori morali e di promuovere una cultura della solidarietà, della libertà e della pace”.In un’ ottica così globale, che  domina sia le sfere della filosofia di vita  che quelle delle tecnologie, interrogarsi sulle funzioni sociali svolte dai media significa addentrarsi in una complessità di connessioni che  legano i processi di costruzione della nostra identità ed individualità.Senza dubbio i mezzi di informazione hanno contribuito a cambiare il volto della nostra società.Hanno plasmato valori sociali, presentando come accettabili norme morali e stili di vita che, solo alcuni anni fa, sarebbero stati inaccettabili.Consideriamo l’effetto e l’influenza della  TV sui minori, sui giovani e sui comportamenti correlati partendo da due fattori : l’esposizione ed i contenuti.Diversi sono oggi i soggetti promotori di ricerche sul tempo trascorso dai giovani davanti alla TV, dal Telefono Azzurro a Eurispes, dalla Doxa all’Unione Europea. Si è rilevato che i bambini italiani, durante gli anni della scuola dell’obbligo, trascorrono in media davanti alla televisione 15mila ore, contro le 11mila dedicate allo studio. Sarebbero circa 4 milioni i bambini tra i 3 e i 10 anni che guardano la tv tutti i giorni in media per circa due ore e quaranta minuti. Quasi il 30% la guarda fra le due e le tre ore al giorno, un 21,2% passa davanti allo schermo fra le tre e le quattro ore quotidiane e, infine, circa un 20,4% se ne sta seduto davanti al video per ben 4 ore e oltre. Soltanto un bambino su cento, tra i 6 e i 10 anni, non subisce il fascino del tubo catodico. Se poi passiamo ai contenuti ,un bambino assiste in media a 8 mila omicidi e a 100 mila atti di violenza prima di aver terminato le scuole elementari.La conclusione è che i bambini possono arrivare alla convinzione che "il più forte ha ragione". Un'idea che senz'altro capiscono è che se uno vuole una cosa e ha più potere di un altro, la ottiene. I cartoni animati di "azione-avventura" sono "vicende di potere" . Studi sperimentali su un numero limitato di bambini e vasti studi sul campo condotti in culture diverse, utilizzando una varietà di tecniche, concordano sul fatto che i bambini di entrambi i sessi che guardano molto la televisione sono più aggressivi di quelli che non la guardano spesso.La ricchezza è la chiave per passarsela bene in Tv; i più ammirati sono i ricchi, vivono in ambienti sontuosi e vanno in giro a bordo di limousine lunghe come treni, elargiscono sorrisi …e non solo. E allora? E allora non bisogna assolutamente  demonizzare ciò che non si conosce, non serve spegnere la TV e non serve neanche definirla un “elettrodomestico”, perché tale non è e, anche se lo fosse, andrebbe comunque conosciuto come si conosce il programma che viene stabilito per la lavatrice o la lavastoviglie.E’ nota l’importanza che la lettura delle immagini sta assumendo nella nostra civiltà soprattutto per le nuove  generazioni, che con le nuove tecnologie e con la comunicazione audiovisuale vivono un rapporto di immersione totale. L’enorme sviluppo della televisione, via cavo , via satellite ….ha contribuito a che ciò avvenisse, assumendo valenze sempre più ampie. Da tener presente, inoltre,  lo stretto rapporto che la TV  e il cinema….ecc. hanno con la pubblicità. Siamo entrati in  un’era in cui l’informazione e la comunicazione audiovisuale  è introdotta direttamente nel subconscio. La tecnologia televisiva e l’innata  natura dell’esperienza visiva rendono difficile anche l’apprendimento dei ragazzi; è lasciato poco spazio  alla possibilità di una rielaborazione, di una rievocazione  e di un’analisi articolata e funzional-strutturata. Bisogna, quindi, imparare ad interagire con i dati, con la TV, con la pubblicità , con gli spot, con il cinema…. far sì che i fruitori da “controllati” diventino “controllori” entrando direttamente nei processi di formazione che stanno alla base della comunicazione audiovisuale. Rompiamo il “ giocattolo tv” e semmai rimontiamolo in un altro modo...!

Alle prossime puntate.......