A
SCUOLA DA
BULLI
Insegnanti e studenti a scuola per imparare
di Renzo Menga
docente,
esperto di comunicazione e media

aprire il dibattito sui contesti semiologici
relativi ai piani comunicativi e
relazionali discente-docente e docente –discente. Il primo punto da affrontare
è “esiste una sana comunicazione comportamentale e relazionale nella
scuola?” Ognuno può “vedere” il problema da diversi punti di vista, è
ovvio. Ho notato però che nella maggior parte dei casi emersi c’è una sorta
di “copertura” sia da parte delle Istituzioni e sia delle categorie
interessate, senza affrontare anche l’altro aspetto, quello della scuola, dei
docenti e del contesto interagente. Antonio
Marziale, sociologo e presidente dell’Osservatorio
sui Diritti dei Minori nonchè autore del libro L'Onnipotenza dei Media:
sua maestà la Tv, edito da Rubbettino in una recente intervista sui
fenomeni dei filmati su internet e del bullismo ha dichiarato tra l’altro:
"Bisognerebbe fare delle verifiche psicoemotive sui docenti, possibilmente
ad ogni inizio di anno scolastico. Visti i recenti fatti di cronaca, è
necessario verificare chi ha una tenuta psicofisica normale per poter svolgere
quella funzione educatrice". Partirei da questo punto di vista per
focalizzare un aspetto che considero prioritario in una “agenzia di
socializzazione e di formazione”
come la scuola. Esiste anche una sorta di bullismo degli adulti nei confronti
dei ragazzi. Sono tante le forme che possono essere messe in atto. Insegnare con il
cuore, innanzitutto, è un qualcosa che non impari all’Università o ai
seminari, è un modo di “sentire” gli altri non per dovere ma per
piacere. Penso alle interrogazioni, quelle fatte da alcuni prof. da cap. 2 al
cap. 52…. ( più quantità per sembrare di qualità! ) quanti di voi ricordano
quello che abbiamo vissuto a scuola con docenti che si preoccupavano solo di
riempire degli spazi vuoti sul registro, mercanteggiare con i numeri, fare
pressioni e a volte anche coazioni psicologiche nei confronti di ragazzi
sensibili e non, senza nessuna lettura pedagogica del percorso formativo ed
affettivo dell’allievo. Oggi dovrebbe
essere cambiato qualcosa, dopo che tanti milioni di carta sono stati stampati per
implementare nuove scienze dell’educazione, di processi di apprendimento, di
nuove didattiche… e quant’altro. Invece? Nulla di nuovo sotto questo
cielo….! E’ cambiata invece la risposta dei giovani. Una volta c’era la
scuola che aveva una tenuta sociale per diversi motivi, ma
già dal 68 in poi si son rotti certi "equilibri" e certe “finzioni”.
Oggi le domande dei giovani, globalizzate, tecnologiche e senza frontiere, non
trovano risposte da nessuna parte, tantomeno nella scuola anche perchè alla
crescita esponenziale delle tecnologie non ha coinciso la crescita di un'etica
delle comunicazioni sane, di piani diversi per poter leggere “psicologicamente
e pedagogicamente” l’altro; è mancata la formazione umana e relazionale. Da
qui la necessità, pensando di arginare i problemi , di creare dei codici di
autoregolamentazione da parte della comunità “educante” che
ha cercato di emanare provvedimenti di “contenimento”. Ho conosciuto
tanti ragazzi, alcuni “cosiddetti difficili”, altri “cosiddetti bulli” e
tanti “cosiddetti normali” che
trovavano il loro “habitat disfunzionale” proprio durante alcune ore di
lezione, con insegnanti insensibili, sempre più non vedenti e non udenti.Una
scuola non di “copertura” ma di “ scopertura” dei problemi. Allora ben
venga la prova psicoemotiva (come minimo...) da fare annualmente non solo agli insegnanti, ma
anche a tutti coloro che gravitano intorno al pianeta scuola, dai dirigenti al
personale ata, passando per i docenti, ovviamente.
22.5.07 Renzo Menga
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