PROGETTO REACT TOGETHER   

 REGIONE ABRUZZO

27 gennaio 2004 Palazzo dell’Emiciclo 

  Intervento del Prof. Lorenzo Menga – 

Ufficio Scolastico Regionale Abruzzo –

 

La tematica, affrontata in questa giornata ,”l’abuso sui minori”,  ha sicuramente contribuito ad aprire  scenari diversi d’intervento ed a  fornire nuovi contributi alla letteratura  attuale sulle problematiche in oggetto.

In Italia, gli studi sull'incidenza dell'abuso sessuale minorile hanno iniziato a svilupparsi solo di recente. Diversamente, la letteratura straniera si è da sempre dedicata all'approfondimento di diversi aspetti di questo fenomeno, fornendo informazioni dettagliate sulla sua crescente diffusione. Nella “geografia” e nella “storia” delle problematiche legate al “fenomeno dell’abuso” e non solo.. diversi sono stati gli studi, le  ricerche e  le correnti di pensiero dominanti: da S. Freud, e C. Lombroso, alla  carta dei diritti dell’infanzia, per rimanere nei tempi moderni anche se la “storia” ci porterebbe addirittura nell’epoca classica di Atene e Sparta, dove la pedofilia era molto diffusa.

Vorrei  ricordare solo la definizione elaborata  al V Congresso Internazionale sull’Infanzia maltrattata e abbandonata, tenutosi a Montreal nel 1984, “E’ definito abuso ogni atto omissivo o autoritario che metta in pericolo o danneggi la salute o lo sviluppo emotivo di un bambino, comprendendovi anche la violenza fisica e le punizioni corporali irragionevolmente severe, gli atti sessuali, lo sfruttamento in ambito lavorativo e la mancanza di rispetto dell’emotività del fanciullo”. Questo punto è essenziale per comprendere il cambiamento della filosofia di pensiero sul bambino. Si chiarisce in maniera ufficiale, e viene sancito in modo definitivo,  che il bambino è un individuo con la sua personalità, la sua emotività, la sua dignità, e come tale deve essere rispettato.Il mondo della scuola , quale osservatorio privilegiato del disagio giovanile, è sicuramente chiamato a rispondere alle varie tipologie di lettura del fenomeno in un discorso di rete, di sistema con tutte le componenti operanti nella società.

D'altra parte, nell'intervento a tutela del minore abusato, sono coinvolte differenti figure professionali (magistrati, avvocati, medici, psicologi, operatori sociali, insegnanti ed operatori delle forze dell'ordine) e ognuna di esse, in base alla sua specifica formazione, è portatrice di una peculiare visione dell'abuso sessuale minorile. Spesso queste visioni possono essere assai discordanti e produrre fraintendimenti e divergenze sostanziali su aspetti di primaria importanza come la protezione dei minori o l'apertura di procedimenti penali a carico degli adulti. Sul terreno dell'intervento operativo, diviene quindi, necessario, prevedere l'impiego di una definizione che sia ampiamente condivisa dalle diverse figure professionali, che non si caratterizzi troppo per la sua generalità, ma che anzi, sia capace di fornire informazioni dettagliate e comprensibili per i diversi contesti professionali di riferimento, riguardanti la natura, la frequenza e la gravità della violenza sessuale.

Quindi la rilevazione e l'accertamento di un fatto di abuso sessuale è un'operazione estremamente complessa. Soprattutto perché, come abbiamo visto, sussiste tra gli interpreti molta incertezza su cosa debba intendersi per abuso sessuale. In realtà non è affatto semplice delimitare i confini tra ciò che è lecito e ciò che non lo è in una materia fortemente condizionata da inclinazioni soggettive, dove la linea di demarcazione è molto sfumata.

La difficoltà di definire e classificare i comportamenti umani riguarda in modo particolare i comportamenti sessuali illeciti, cioè quelli integranti fattispecie di reato.

Come afferma Foucault "il processo culturale che portò alla differenziazione tra infrazioni alla legge ed infrazioni alla morale fu molto lungo e tormentato e in parte si può dire non ancora concluso". Con un quadro  situazionale del genere quale è il ruolo della Scuola ed in modo particolare degli insegnanti? La scuola è il terreno d’incontro  e luogo di contatto con il bambino, scoprire il disagio di un abuso o di una violenza presuppone conoscere anche gli strumenti di lettura per capire e comprendere i “colori” del disagio.Quale kit culturale, accanto ai dati tradizionali, per il nuovo insegnante? Certamente ed indispensabilmente, nel kit culturale dell’insegnante ci dovranno essere  i nuovi alfabeti della comunicazione, i nuovi linguaggi e saperi della modernità mediatica e tecnologica. Il docente , inoltre, dovrà comprendere ,riconoscere  e gestire i “campi” dell’emozionale, dei comportamenti sociali  e ancora …interagire con la creatività, con la TV, con il cinema, con la pubblicità ed  aprire  quindi, nuove “porte”  per l’attenzione che si dovrà  prestare ai complessi sistemi comunicativi  e comportamentali. Per concludere, non nuovi occhi  ai docenti, ma “occhiali sensibili” per leggere i segni della sofferenza quanto più precocemente possibile.

 

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